IL MIO VIAGGIO FANTASTICO di Francesca Pissavini - classe 3a scuola secondaria di primo grado di Candia Lomellina
Mi trovo ad al-Quds, Gerusalemme, una antichissima citta di grande importanza storica e geopolitica, nonché città santa per le tre principali religioni monoteistiche: Ebraismo, Cristianesimo e Islam. La città è adagiata lungo le colline della Giudea. Oggi Gerusalemme è suddivisa in quattro quartieri: arabo, israelita, musulmano ed armeno; la parte più antica della città conserva grotte funerarie, mura, colonne e portici risalenti al periodo greco-romano; la parte nuova invece è sede di numerose industrie, di ricche biblioteche e dell'università. Gerusalemme è una città molto affascinante e durante il mio viaggio ho cercato di sfruttare al meglio tutto il tempo a mia disposizione, visitando monumenti, musei e osservando le persone in modo da capire le differenze tra loro e me. La concentrazione maggiore di siti storici e religiosi ha sede nella Città Vecchia di Gerusalemme, Patrimonio dell'Umanità dal 1981. Nel quartiere cristiano ho visitato il Monte degli Ulivi, una montagna situata a est di Gerusalemme, ai cui piedi si trova il Getsemani dove, secondo i vangeli, Gesù si sarebbe ritirato prima della passione. Il Monte è il luogo in cui si sono verificati molti eventi biblici importanti. Io volevo visitare questi siti perche mi reputo credente, ma fondamentalmente le mie conoscenze sulla fede cristiana sono nulla in confronto a quelle che si possono ricevere da una visita diretta nella citta principale della mia religione. Successivamente ho visitato la Moschea della Roccia, il piu noto santuario islamico di Gerusalenìme e del mondo intero.
Naturalmente desideravo visitare questa moschea, non perché volessi fare pellegrinaggio, ma per un
motivo piu superficiale: ero semplicemente incuriosita e affascinata dalla sua cupola interamente in oro! La cupola si puo vedere da qualsiasi altura di Gerusalemme, io azzarderei a paragonarla ad un grande gioiello, un gioiello preziosissimo. Dopo un sito cristiano ed uno musulmano, mi sono recata presso un sito ebraico, ossia quel che rimane del Tempio erodiano di Gerusalemme: il Muro del Pianto. Esso simboleggia la tragedia di un popolo. Mentre lo osservavo, vedevo anche ebrei di tutte le nazioni sostare in preghiera agitando continuamente il corpo perché, mi hanno spiegato, tutte le ossa devono dare gloria a Dio. In seguito sono giunta presso i1 Museo dell'Olocausto. La parte iniziale della visita consisteva nella sperimentazione della vita nel ghetto; successivamente l'attenzione si è rivolta a cento schermi che trasmettono in continuazione i racconti di sessanta sopravvissuti e infine si giunge nella Sala dei Nomi, ambiente circolare destinato ad ospitare le notizie sulle vittime: solo tre milioni sono i nomi finora conosciuti, per l'altra metà lo spazio è stato lasciato vuoto. Successivamente lo sguardo si sposta verso la veduta panoramica della Gerusalemme moderna. Di fronte al museo dell'Olocausto ho potuto notare una bellissima piantagione di carrubi mossi dal vento e, incuriosita da questo giardino, mi sono informata, così ho imparato che, quello che mi pareva un semplice giardino, in realta è il giardino dei Giusti, ossia di coloro che si sono impegnati per salvare gli Ebrei. Questo luogo è stato istituito il 1 maggio del 1962 per volontà del Parlamento israeliano. Mentre camminavo per spostarmi da un quartiere all'altro osservavo le persone e, più ne vedevo, piu mi rendevo conto dell'abisso che intercorre tra la nostra mentalità e quella araba. Nelle strade non ho visto una sola donna araba che non indossasse il velo e non ne ho vista nemmeno una che camminasse da sola: erano sempre accompagnate da un uomo, probabilmente il padre, il fratello o il marito. Mentre percorrevo i vicoli e le strade mi sentivo estranea a quella società; sì, è giusto ed è necessario non generalizzare, ma quell'ambiente mi è parso freddo, rigido, ferreo, rigoroso ... insomma non aperto, accogliente, elastico. Tutte le persone poi erano accomunate dallo stesso sguardo, dai loro occhi si leggeva il bisogno di pace e i loro, erano occhi consumati dalle tante lacrimo sparse. Mentre mi trovavo in una specie di bar e stavo per mangiare un "Ugat Pereg", pasticcini di papavero, vengo distratta da una ragazzina, probabilmente quattordicenne come me. La mia distrazione si chiamava Aisha, e benché fosse mia coetanea, sembravamo provenienti da due pianeti diversi: io dal pianeta del consumismo e del superfluo, lei dal pianeta dell'ingiustizia e dell'estrema ubbidienza. Se devo essere sincera penso che Aisha mi invidiasse perché io vestivo una comoda maglietta e dei jeans, mentre lei era già costretta ad indossare i suoi vari veli. Aisha non era da sola ma in "compagnia" di un uomo, che di certo non era il padre per via dell'eta avanzata, probabilmente il fratello, oppure il marito. Nel
suo volto si leggevano numerose e mutevoli espressioni: ora era assorta, ora timorosa, ora quasi
terrorizzata; espressioni che nel mondo occidentale raramente si assumono in una conversazione col
padre o col marito. D'altronde Aisha non era l'unica, di rado, come ho accennato prima, incontravo
qualcuno che portava in viso un bel sorriso o, comunque, un'espressione felice. Ma riflettendoci, che motivi avevano per sorridere? Loro abitavano in Israele: terra di guerra. Uscita dal bar, improvvisamente, si sentono degli urli: attacchi palestinesi! Io non sono esperta di guerra, non so
come ci si comporta in questi casi, quindi non faccio altro che correre, correre e correre, ma sfortunatamente mi trovo nel bel mezzo della sommossa. Vedo morti, feriti e militari armati. Dovevo immaginarmi che se fossi andata a Gerusalemme un attacco simile si sarebbe potuto verificare. Gli scontri israelo-palestinesi ci sono dal 1948 e continueranno ad esserci ancora per parecchio tempo. Vedere direttamente una sommossa è traumatico, il mio corpo non rispondeva agli ordini del cervello, a causa della paura rimanevo lì, immobile. Improvvisamente inizio a vedere tutto sfocato, le immagini risultano sempre piu confuse, annebbiate, offuscate, i miei occhi si chiudono; io penso: "Mi hanno colpito!!". Poi li riapro di colpo e non vedo più soldati ma bambole, non feriti a terra ma cuscini, non lo scenario di guerra ma quello di camera mia. Era solo un sogno: forse avevo studiato troppo storia!
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