
Nella piazza del nostro paese, dove il vecchio, il nuovo ed il restaurato si affiancano con disinvoltura, ha un posto di rilievo una colonna, il pregio artistico della quale è pressoché inesistente: tutto il suo valore è puramente simbolico e rappresentativo, perché essa è storia, tradizione, eredità di fede, rimasta inalterata nel tempo. Ciò può sembrare anacronistico, soprattutto per quell’atmosfera carica di superstizione, che le aleggia intorno. Eppure non sappiamo sottrarci al suo fascino, continuiamo a credere nella sua poesia e per tutti noi il Rulin rimane e rimarrà il cuore di Candia stessa.
Nella storia di questo monumento, verità e leggenda sono così strettamente unite che è difficile stabilire dove inizi l’uno e termini l’altro: i “si dice” sono tanti, i documenti pochi e lo stabilire, dunque, esattamente la sua origine diventa quasi impossibile. Per sapere il perché il Rulin fu eretto, ci si affida alla voce popolare, che lo vuole costruito per ricordare il passaggio di Carlo Borromeo. Il fatto curioso è che il monumento fu eretto nel 1727, mentre San Carlo passò probabilmente intorno alla metà del 1500. Cosa ha indotto i Candiesi ad innalzare la colonna solo duecento anni dopo? A quali avvenimenti è legata tale decisione? Perché è stato scelto proprio quel punto della piazza? Per motivi pratici e logici oppure per quelli che vuole la tradizione, cioè che proprio lì San Carlo si sedette a riposare e che proprio da lì benedisse il paese e la campagna circostante? Tutti questi interrogativi sono destinati a rimanere senza risposta; noi perlomeno non abbiamo saputo trovarne la spiegazione, e non per negligenza, perché ci siamo dati da fare interrogando e frugando negli archivi del Comune.
Abbiamo trovato qualcos’altro, e cioè che il Rulin è stato fonte di discordie, di liti, di vere insurrezioni popolari. Ora esso è lì, tranquillo e indifferente, che ci domina dall’alto della sua croce, e a nessuno di noi verrebbe in mente di contestargli la posizione e la tradizione. Un ordinato che porta la data del 26 ottobre 1847 ci informa che in quell’anno il Rulin era stato abbattuto. Un certo Sig. Ingegnere Delegato, cui era stato affidato il progetto per il selciato della contrada Borgoratto e della Piazza, danneggiati e resi impraticabili da una alluvione precedente, aveva stabilito l’atterramento della colonna e di un portico attiguo, perché, come asseriva lui stesso: “Ad altro non servono fuorché a rendere difettosa ed angusta l’area della piazza”. La sua decisione era stata accettata dalla maggioranza dell’Amministrazione, che aveva pensato di trasferire la colonna in forma di obelisco e croce nel cimitero, in quanto “luogo più consono all’erezione di Essa, rappresentante l’immagine del Salvatore”.

In accordo alla decisione del Sig. Ingegnere Delegato si trovava quella del Sig. Sindaco di allora, che nel predetto monumento vedeva qualcosa in più che in un ingombro al progetto e che drasticamente affermava: “Si viene a togliere dalla presenza della suddetta croce gli atti profani ed irriverenze solite succedere in pubblica piazza, nonché esimerla di sedile al popolo nei suoi complotti e di letto agli intemperanti”
L’immagine di questo Sig. Sindaco ci giunge poco simpatica e ci pare di capire che egli provasse quasi un senso di astio personale contro il monumento, poiché nello stesso documento continua la sua asserzione dicendo: “Né vale la ragione della conservazione di un antico monumento amato da taluni…..perché era là sorto nel 1727 senza che consti del motivo di sua erezione”.
Non era solo il Sig. Sindaco a scagliarsi contro l’obelisco; anche il Sig. Consigliere Volpi ne avallò l’opinione aggiungendo: “…che dopo li danni delle fiumane sofferte dalla popolazione le gravose spese della costruzione di nuovi argini…il Comune senza fondi per le spese fatte e da farsi, anzi quasi oppresso dai debiti, per aderire a pregiudizi di superstizioni e capricci di fanatici a certe oscure mene e raggiri di clandestini complotti, non conviene la ricostruzione del deforme masso di pietre così detto rolino”. Contestava ancora 'la ragione imperativa e prepotente' di taluni che chiedevano: “La vogliamo e la vogliamo nel luogo il meno adatto della piazza”.
L’ordinato termina così, in un clima di congiura e di 'moti carbonari', con la sconfitta di coloro che rivolevano il loro monumento.
Cosa avvenne nei mesi successivi rimane sconosciuto; l’unico fatto certo è che qualcosa accadde, visto il capovolgimento della situazione avvenuto solo pochi mesi dopo. Forse ci si deve nuovamente affidare alla tradizione, che parla di una gravosa grandinata che distrusse l’intero raccolto e che fu considerata da Candia tutta come un segno premonitore del cielo. E fu forse per questo che il 10 maggio 1848 lo stesso Sig. Sindaco, durante il Consiglio Comunale, dovette deliberare l’erezione della colonna in Piazza. Fu il Sig. Ingegnere Provinciale, questa volta, che espresse il suo parere favorevole e che convenne si dovesse rierigere il rolino 'nel sito' desiderato dal pubblico…e fu forse con non poco smacco che il Sig. Sindaco dovette ancora asserire che: “Considerando la predetta colonna essendo proprietà del Comune, deve lo stesso Comune, a sue spese farlo rierigere, massimamente che non potrebbe costare più di lire duecento, somma massima deliberata”.
La conclusione di questo batti e ribatti è evidente: il Rulin è in Piazza.
La voce popolare e il mito hanno avuto ragione della logica, il sentimento è prevalso sul raziocinio e l’amore e la speranza si sono fusi in un unico insieme: una colonna! Colonna che è simbolo di un’epoca ormai trascorsa, ma anche di un’unità e di una fede che si protrarranno nel futuro.
Mariangela Cavallero
Tratto da “’L Rulin” - Foglio D’informazione Candiese - Numero unico - maggio 1973
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